Cenni storici sulla scuola ebraica di via Eupili

Le origini

Per rispondere ai crescenti bisogni di una popolazione ebraica in costante crescita, nel 1928 la Comunità Israelitica di Milano acquistò la villetta di via Eupili 6, nella periferia nord-occidentale della città, dove dal 1929 furono aperti un asilo montessoriano e una scuola elementare, che dovevano subentrare agli ormai insufficienti preesistenti spazi nella più centrale via Disciplini. Nel 1931, l’acquisto della villetta adiacente di via Eupili 8 consentì l’istituzione di un ginnasio-liceo. Nel 1935 l’istituto fu intitolato al rabbino capo di Milano Alessandro Da Fano, che aveva fortemente voluto la scuola.

 

Le leggi antiebraiche

Nel settembre del 1938, al momento dell’emanazione delle leggi antiebraiche da parte del regime fascista, la Comunità – con il presidente Federico Jarach, il membro della Giunta, Mario Falco, e il nuovo rabbino capo Gustavo Castelbolognesi – decise di partire da questa struttura per accogliere i bambini e i ragazzi che erano stati espulsi dalle scuole del Regno.

I dirigenti della Comunità ascoltarono tutte le famiglie degli studenti e concordarono sulla necessità di evitare che i ragazzi delle superiori fossero costretti a cambiare il proprio percorso di studi: per questo, sul tronco del liceo-ginnasio si innestarono, con opportuni adattamenti, i corsi di liceo scientifico, di istituto magistrale e di istituto tecnico, e a tutto ciò fu affiancata una scuola di avviamento professionale. Si trattava di corsi legalmente riconosciuti dallo Stato, dato che, nonostante la legislazione antiebraica, il regime consentiva l’esistenza di scuole ebraiche e il valore dei titoli di studio da esse rilasciate.

A ricoprire l’incarico di preside fu chiamato Yoseph Colombo, docente di storia e filosofia, che lavorò con un gruppo di professori anche di provenienza universitaria, a loro volta allontanati dalle cattedre a causa della legislazione razzista. Egli avrebbe poi ricordato come l’intento della Comunità fosse stato quello di costituire una “scuola ebraica” e non soltanto una “scuola per ebrei”, pur nel rispetto del pluralismo dell’ebraismo milanese. Perciò si decise di innervare la scuola di elementi di originalità e specificità ebraiche, benché i margini offerti dai programmi scolastici imposti dal regime fossero alquanto ristretti.

La varietà di offerta didattica per un numero elevato di studenti – qualche centinaio – comportò alcune difficoltà nella formazione delle classi: furono organizzati turni per consentire lo svolgimento di tutte le lezioni e furono recuperati tavoli e sedie di fortuna.

Le attività didattiche poterono cominciare il 7 novembre 1938. Il coinvolgimento di artisti a loro volta allontanati dal mondo della cultura in quanto ebrei consentì inoltre alla scuola di organizzare attività culturali e corsi integrativi per gli studenti: tra le personalità coinvolte, vanno segnalati almeno il maestro Vittore Veneziani , direttore del coro della Scala, il musicologo Cesare Valabrega, lo scrittore Sabatino Lopez .

A partire dall’a.s. 1941/42, presso la scuola di via Eupili furono avviati anche corsi a carattere universitario, legalmente non riconosciuti, per dare una prospettiva e una continuità di studi ai ragazzi diplomati.


La guerra e la Shoah

La vita della scuola proseguì, fortemente intrecciata a quella, sempre più dura, della comunità milanese: le difficoltà della guerra, notevoli per tutti i cittadini italiani, per gli ebrei erano aggravate dalle già ricordate norme persecutorie e dai loro successivi inasprimenti. Nell’ottobre del 1942 ripresero in forma più pesante i bombardamenti alleati su Milano, che causarono i primi sfollamenti anche tra la popolazione ebraica. Nell’agosto del 1943 le incursioni aeree causarono significative distruzioni, mentre la gran parte dei milanesi aveva abbandonato la città: ciò rese più difficile la caccia agli ebrei che i persecutori italiani e tedeschi avviarono dopo l’8 settembre, quando l’armistizio voluto dal nuovo governo Badoglio fu reso pubblico provocando l’occupazione militare nazista. Proprio in quelle settimane, in un clima di paura dovuto agli arresti in corso, la scuola visse i suoi ultimi, pericolosi momenti di vita, allorché il vicepreside Eugenio Levi riuscì a condurre in porto, con alcuni colleghi e studenti, la sessione autunnale degli esami. Dopodiché le attività della scuola di via Eupili si interruppero fino alla fine della guerra.

 

Il ritorno alla vita

Dopo la Liberazione la scuola poté riaprire, registrando però l’assenza delle molte vittime, tra gli studenti e i docenti, cadute nella rete persecutoria dei nazisti e dei loro alleati della Repubblica sociale italiana. L’offerta didattica rimase la stessa del periodo 1938-1943, salvo i corsi di tipo universitario che furono soppressi: nelle mutate circostanze storiche del dopoguerra, la scuola avrebbe assolto un compito diverso, non più legato all’emergenza della persecuzione, ma alla necessità di contribuire alla ricostruzione della comunità ebraica di Milano. La sua importanza in questo processo è data dalla scelta di molte famiglie di mandarvi i propri figli a studiare: negli anni Cinquanta si superò la cifra di quattrocento studenti frequentanti.

Nel 1961 cominciò il progressivo trasferimento della scuola ebraica in via Soderini, in una sede più ampia e consona alle esigenze educative degli studenti.

Nel 1965 una delle due villette di via Eupili, al numero 6, fu adattata per ospitare le attività del Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC), poi trasferito al numero 8, dove tuttora ha sede.

Enrico Palumbo (Università Iulm, Milano)

 

Fra gli studenti e insegnanti della scuola ebraica di via Eupili, si ricordano: 

Guido LopezAnnamarcella Falco; Emma Pontremoli; Susanna Razon; Paola Sereni; Daniel Carpi; Regina Gani; Arno Baher; Erberto Fuchs; Silvana Fuchs; Emanuele Cohenca; Sara Dana; Adriana Greco; Rachele Misrachi; Adele Rimini; Ersilia Colonna; Graziella Colonna; Aurelio AscoliValeria Ancona; Luisa Cases; Renato Cavalieri; Edoarda Flack; Luciano Consigli; Rachele Behar; Adolfo Vitta.

Guido Ascoli; Lydia Bedarida; Giorgio Bonfiglioli; Hulda Cassuto; Nathan Cassuto; Giorgio Del Vecchio; Pio Foà; Augusto Levi; Vera Levi; Arturo Loria; Stella Matalon; Achille Norsa; Alda Perugia; Ciro RavennaDavid Schaumann; Bruno Schreiber

 

Fonti:

In assenza di documenti, andati perduti durante la guerra, la storia della scuola di via Eupili è stata ricostruita per lo più attraverso le testimonianze dei protagonisti. Tra i testi specifici che aiutano alla comprensione della vicenda, si segnalano: C. Cases, Cosa fai in giro?, «Il Ponte», XXXIV (1978), 11-12, pp. 1321-1339; Y. Colombo, Il problema scolastico per gli ebrei d’Italia nel ‘38. La scuola di Milano, «La Rassegna mensile di Israel», XLI (1965), 6, pp. 259-572; F. Costantini, I luoghi della memoria ebraica di Milano, Milano, Mimesis, 2017, pp. 19-24; R. Elia (a cura di), La Scuola Ebraica di Milano. Lineamenti di storia e di vita, Milano, Comunità Israelitica di Milano, 1956; A. Falco, Le origini della Scuola ebraica di Milano, «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche», 6 (1999), pp. 345-350; Ead., Una bambina ebrea a Milano, in A.L. Carlotti (a cura di), Italia 1939-1945. Storia e memoria, Milano, Vita e Pensiero, 1996, pp. 165-169; G. Lopez, Proseguire gli studi voleva dire ricostruire se stessi, «Shalom», XVIII (1984), 2, p. 21; L. Moneta, Nascita, crescita e vicissitudini attuali della scuola ebraica di Milano, tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, a.a. 2000/2001; E. Palumbo, La persecuzione degli ebrei nelle scuole di Milano (1938-1943), «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche», 18 (2011), pp. 307-333; I. Pavan, Il comandante. La vita di Federico Jarach e la memoria di un’epoca (1874-1951), Milano, Proedi, 2001; A. Perugia, Quei giorni (e oggi), «Bollettino della Comunità Israelitica di Milano», XXIV (1968), 1, pp. 12-13; L. Picciotto, Eloisa e il CDEC, «La Rassegna Mensile di Israel», XXLVII (1981), 1-3, pp. 9-44; A. Sacerdoti, L’ultimo esame, «Shalom», XVIII (1984), 2, pp. 20-21; A. Sarano, Sette anni di vita e di opere della Comunità Israelitica di Milano (Aprile 1945- maggio 1952), Milano, Bollettino della Comunità Israelitica di Milano, 1952; A. Viterbo, Yoseph Colombo: un maestro, in Siddùr di rito italiano secondo l’uso della comunità di Milano, Milano, Morashà, 2008, pp. VI-XI; Id., Yoseph Colombo (21 novembre 1897-16 marzo 1975), intervento al convegno «La legislazione razziale del 1938 e l’educazione ebraica in Italia», Yad VaShem, Gerusalemme, 26-28 ottobre 2008; Si entra in via Soderini, «Bollettino della Comunità Israelitica di Milano», XVII (1961), 4, p. 9.

 

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