Arminio Wachsberger - Intervista a Arminio Wachsberger

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Genereaudiointervista
Cronologia1987 feb. 18
Persone

Wachsberger, Arminio

Wachsberger, Davide

Gellis, Matilde Miriam

Polacco, Regina

Wachsberger, Clara

Polacco, Moisè

Cesana, Carlotta

Credits

(intervistatore) Picciotto, Liliana

Abstract

L'intervista è stata realizzata a Milano da Liliana Picciotto nell'ambito del progetto "Ricerca sulla deportazione".

Arminio Wachsberger nacque a Fiume il 4 novembre 1913, figlio di Davide e Miriam Gellis. Abitava a Roma con la moglie Regina Polacco, la figlia Clara e i suoceri Moisè e Carlotta Cesana. Aveva una piccola fabbrica di prodotti chimici e lavorava in un negozio di ottica. Dopo l'8 settembre 1943 intendeva nascondersi con la famiglia in fabbrica ma poiché Clara aveva subito una paralisi infantile la moglie lo sconsigliò: rimasero a casa. Alle 5 del mattino del 16 ottobre 1943 le SS entrarono in casa Wachsberger portando via tutta la famiglia e il nipotino Vittorio Polacco che era ospite dagli zii. Arminio riuscì a far fuggire il piccolo che si salvò. Il capitano delle SS Dannecker incaricò Arminio Wachsberger di fare da interprete. Furono portati al Collegio Militare; dopo due giorni partirono in vagone bestiame dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arrivarono ad Auschwitz. Con altri prigionieri Arminio Wachsberger fu mandato a Varsavia per recuperare il legname e i mattoni dalle rovine del ghetto.  Con l'avvicinarsi dei russi a Varsavia il campo fu evacuato quasi completamente; furono fatti marciare per 70 km fino a Kutno, quindi condotti in carro bestiame a Dachau; con lui c'erano Isacco Sermoneta e Lello Di Segni. Arminio Wachsberger fu mandato al Waldlager V; lavorò alla fabbrica sotterranea di V1 e V2. Fece da interprete al gruppo di prigionieri italiani dell'organizzazione TODT. In seguito furono evacuati sui carri bestiame attraverso le alpi bavaresi. Furono liberati a Tutzing.  Oltre alla moglie, alla figlia ed ai suoceri, Arminio Wacshberger perse nella Shoah anche la madre, deportata da Trieste, due sorelle e altri parenti deportati dall'Europa centrale.

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