| forma giuridica |
privato |
| tipologia |
comitato di liberazione nazionale/corpo militare della Resistenza |
| descrizione |
La 3a Divisione Garibaldi Cichero è stata una formazione partigiana garibaldina operativa sull'Appennino ligure-piemontese tra Genova e Alessandria, sul lato orientale della cosiddetta Camionale, l'attuale Autostrada A7. L'origine della divisione risale al settembre del 1943, quando un piccolo gruppo di sbandati di diversa estrazione e provenienza si riunì nella zona di Favale. Alla loro guida si mise Aldo Gastaldi "Bisagno". Nel novembre dello stesso anno il gruppo si spostò a Cichero per via del considerevole aumento di effettivi e nei mesi seguenti, a causa dell'aggregazione di diverse bande minori, del continuo aumento di uomini e del prestigio raggiunto, si resero necessarie delle ristrutturazioni che portarono prima all'istituzione ufficiale della 3a Brigata Garibaldi Liguria il 20 giugno 1944 e poi all'istituzione della 3a Divisione Garibaldi Cichero ai primi di agosto, sempre sotto il comando di Bisagno. La Divisione era costituita dalla 3a brigata Jori, dalla 57a brigata Berto, dalla 58a brigata Oreste, dalla brigata Arzani, dalla brigata Coduri e dalle brigate volanti Severino e Balilla. La crescita costante di partigiani inquadrati nella Divisione Cichero portò poi, l'8 marzo 1945, allo scorporamento delle due brigate Arzani e Oreste, che avrebbero costituito il nucleo della nuova Divisione Pinan-Cichero, mentre il 16 aprile la brigata Coduri divenne una brigata di manovra alle dirette dipendenze del Comando Zona VI. La brigata Berto operava in Val d'Aveto e in val Trebbia sotto il comando di Eugenio Sannia "Banfi" con vicecomandante Giorgio Vigevano "Lampara" e commissario Tiziano Busi "Tizio". Tra l'autunno 1944 e l'aprile 1945 compì numerose azioni di sabotaggio nelle valli e raid alle colonne che transitavano lungo la statale 45. Ad inizio aprile la brigata Berto si distinse nella conquista del presidio del passo della Forcella, fondamentale per garantire il transito di uomini e mezzi attraverso la Val d'Aveto, impedendo così la ritirata dei contingenti nazifascisti verso la Pianura Padana. |
| fonti |
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