| tipologia |
comitato di liberazione nazionale/corpo militare della Resistenza |
| descrizione |
Le Autonome sono forze partigiane sorte fuori dal collegamento organizzativo con i partiti del CLN: nei giorni immediatamente seguenti l'8 settembre 1943 gruppi di militari sfuggiti ai campi di internamento o transito si aggregano spontaneamente o per iniziativa dei partiti antifascisti e danno vita a sorgenti di ribellione sulle Alpi e sugli Appennini. La principale differenza tra gli autonomi e le altre formazioni partigiane è la dichiarata apoliticità del compito - il dovere di servire lo Stato - e del traguardo - partecipare a fianco degli Alleati. Nelle formazioni autonome, dall'organizzazione all'insediamento, prevale una struttura militare di tipo classico e una strategia difensiva che, nei primi tempi, non regge gli attacchi sferrati dalle colonne nazifasciste, in particolare di Boves il 19 settembre 1943 e Bosco Martese il 25-26 settembre 1943. È proprio a Boves che, dopo la rappresaglia dei tedeschi, si costituisce la prima "banda autonoma" comandata dal tenente Ignazio Vian, attiva per mesi nel cuneese. Nel dicembre 1943, tra Cuneo e Savona, si forma il I° gruppo divisioni alpine, guidato dal maggiore Enrico Martini, nome di battaglia "Mauri", accresciuto dall'unione con la banda di Boves e altri gruppi che può essere considerato il modello delle formazioni autonome per l'ispirazione, i novecento caduti e per la consistenza raggiunta del corso della lotta di Liberazione. Oltre alla formazione "Mauri" tra le autonome, sono da annoverare le divisioni "Rinnovamento" in Valle Pesio, la 1a divisione alpina autonoma della Val Chisone, le formazioni dell'altopiano di Asiago che, dopo dure sconfitte inferte dai nazifascisti, si riorganizzano nella divisione alpina autonoma Ortigara. |
| fonti |
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