Norbert Wolfinger [Boris Carmeli] - Intervista a Norbert Wolfinger [Boris Carmeli]

torna ai risultati
Genereaudiointervista
Cronologia1987 ott. 20
Persone

Wolfinger, Nathan Norbert

Reichman, Rachel

Credits

(intervistatore) Colombo, Gigliola

Luoghi Obertyn Magdeburgo Bruxelles Saint-Martin-Vésubie Borgo San Dalmazzo Nizza Auschwitz Gleiwitz Bergen Belsen Israele
Abstract

L'intervista è stata rilasciata a Gigliola Lopez il 20 ottobre 1987.

Norbert Wolfinger (1) nacque il 23 aprile 1928 a Obertyn in Polonia, figlio di Zvi e Rachel Reichman, aveva un fratello maggiore. La famiglia era osservante ("la chiamavano allora una famiglia ortodossa moderna"). Nel 1932 si trasferirono a Magdeburg in Germania; nel 1938 il padre, con l'inizio delle deportazioni dalla Germania in Polonia, fuggì a Bruxelles; il resto della famiglia lo raggiunse in seguito con l'aiuto di contrabbandieri. Cominciarono allora la "vita da profughi", aiutati da una associazione ebraica di soccorso chiamata "Apatride". Nel 1939, dopo lo scoppio della guerra, fuggirono da Bruxelles in Francia: prima a Bayonne, poi a Buziet, circa 20 km da Peau, nei bassi Pirenei. Vivevano vendendo burro e yogurt al mercato nero di Peau. Si spostarono a Lamayou, poi a Benejacq, a Nay, sempre nella zona libera. A Nay il segretario comunale li avvertì dell'arresto imminente da parte dei tedeschi, così fuggirono nel villaggio di Pontacq dove trovarono rifugio presso dei contadini che li nascosero. Nel frattempo il fratello maggiore se ne era andato da solo a Toulouse. Norbert Wolfinger fu invece reclutato dal gruppo dell'EIF (Eclaireurs Israelites de France) a Moissaque, vicino a Toulouse. Era un campo di giovani che sarebbero partiti per gli Stati Uniti. La partenza tuttavia fu bloccata a causa dello sbarco alleato in Africa. I coniugi Wolfinger raggiunsero i figli a Toulouse, poi insieme andarono nella zona allora occupata dagli italiani, a Saint-Martin-Vésubie. Un comandante italiano li avvertì per tempo dell'imminente arrivo dei tedeschi, suggerendo loro di fuggire in Italia. Il trasferimento da Saint Martin de Vesubie all'Italia durò tre giorni e tre notti di cammino per sentieri di montagna; erano con loro circa 300 famiglie di profughi, di tutte le età. Arrivarono a Valdieri in provincia di Cuneo, che però era già occupata dai tedeschi. Molti ebrei si presentarono ai tedeschi, perchè sfiniti. Norbert e i suoi famigliari decisero di nascondersi in un cimitero. Vennero poi tenuti nascosti e nutriti da una famiglia di contadini locali. Dopo una settimana un contadino della famiglia che li ospitava li condusse in una baita in montagna dove rimasero nascosti; i contadini li rifocillavano giorno per giorno. Una sera Norbert Wolfinger scese in paese (dove abitualmente andava a mendicare cibo) per andare in farmacia e "due camice nere" lo arrestarono e lo condussero in caserma dai tedeschi. Poi fu portato a Borgo San Dalmazzo, in caserma. Ogni giorno veniva condotto in un campo di lavoro gestito da SS ma con guardiani fascisti. Da Borgo San Dalmazzo, ad un certo punto, venne trasferito a Nizza in treno in un vagone bestiame; stettero una notte all'attuale Hotel Excelsior. Da Nizza furono trasferiti a Drancy, ancora su un vagone bestiame. Rimase per circa due settimane nel campo di raccolta di Drancy, e infine fu deportato ad Auschwitz. Lavorò alla Buna. L'intervistato si sofferma a lungo e dettagliatamente sulla vita e il lavoro nel campo. Nel gennaio 1945 fu tra i prigionieri evacuati. Fece la "marcia della morte" per 72 km fino al campo di Gleiwitz, che era un campo di raccolta. Rimase lì per qualche giorno. In vagoni bestiame per 40 persone furono stipate 120 persone e furono condotti al campo di Dora [Mittelbau], in Germania. Racconta con dovizia di particolari sia la marcia della morte che il viaggio da Gleiwiz verso Dora. A Dora lavorò nella fabbrica sotterranea per la costruzione dell'arma V1 e V2. A Dora, a seguito di un tentativo di sabotaggio da parte dei prigionieri, fu eseguita l'impiccagione di 100 prigionieri. Fra questi c'era anche Wolfinger che però riuscì miracolosamente a scampare all'esecuzione cui era condannato. Fu infine trasferito a Bergen-Belsen dove fu liberato grazie all'arrivo degli alleati. Si fece rimpatriare in Francia, certo di non ritrovare nessuno dei suoi famigliari. A Parigi, grazie all'incontro fortuito con una cugina seppe che i genitori si trovavano in Italia, a Roma. La famiglia si ricongiunse finalmente in Israele dove il fratello di Nornert Wolfinger era emigrato, probabilmente subito dopo la liberazione di Roma.

Note(1) Boris Carmeli.

Questo portale è stato realizzato grazie al sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo




Powered by

Il dataset "Shoah Victims names" è stato pubblicato in modalità Linked Open Data sul portale dati.cdec.it ed è accessibile tramite Endpoint SPARQL






Naviga i dati con

Salvo diversa indicazione, tutti i contenuti di questo sito sono soggetti alla licenza Creative Commons - Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) .
You must give appropriate credit, provide a link to the license, and indicate if changes were made. You may do so in any reasonable manner, but not in any way that suggests the licensor endorses you or your use  



Con il contributo di